Il Nostro Fondatore PDF Stampa E-mail
Wednesday 14 March 2007

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Santo Annibale Maria Di Francia
Annibale Maria Di Francia nacque a Messina il 5 luglio 1851 dalla nobil­donna Anna Toscano e dal cavaliere Francesco, mar­chese di Santa Caterina dello Ionio, Vice-Console Pontificio e Capitano Ono­rario della Marina. Terzo di quattro figli, Annibale di-venne orfano a soli quindici mesi per la morte prematu­ra del padre. Questa amara esperienza infuse nel suo animo la particolare tene­rezza e lo speciale amore verso gli orfani, che caratte­rizzò la sua vita ed il suo si­stema educativo.

Sviluppò un grande amore per l'Eucaristia, tan­to da ricevere il permesso, eccezionale per quei tempi, di accostarsi quotidiana-mente alla Santa Comunio­ne. Giovanissimo, davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto, ebbe quella che si può definire «intelligenza del Rogate»: scoprì cioè la necessità della preghiera per le vocazioni, che, in seguito, trovò espressa nel versetto delVangelo: «La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate [Rogate] dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9, 38; Lc 10, 2).Queste parole del Vangelo costituirono l'intuizione fondamentale alla quale egli dedicò tutta la sua esistenza.

Di ingegno vivace e di notevoli capacità letterarie, appena sentì la chiamata del Signore, rispose generosamente, adattando questi talenti al suo ministero. Completati gli studi, il 16 marzo 1878 fu ordinato sacerdote. Qualche mese prima, un incontro «provvidenziale» con un mendicante quasi cieco lo mise a contatto con la triste realtà sociale e morale del quartiere periferico più povero di Messina, le cosiddette Case Avignone e gli aprì il cammino di quello sconfinato amore ver­so i poveri e gli orfani, che diverrà una caratteristica fondamentale della sua vita.

Con il consenso del suo Vescovo, andò ad abitare in quel «ghetto» ed impe­gnò tutte le sue forze per la redenzione di quegli infelici, che ai suoi occhi si pre­sentavano, secondo l'immagine evangelica, come «pecore senza pastore». Fu un'esperienza segnata fortemente da incomprensioni, difficoltà e ostilità di ogni ti­po, che egli superò con grande fede, vedendo negli umili ed emarginati lo stesso Gesù Cristo e attuando ciò che definiva: «Spirito di doppia carità: l'evangelizza­zione e il soccorso dei poveri».

Nel 1882 diede inizio ai suoi orfanotrofi, che furono chiamati antoniani perché messi sotto la protezione di Sant'Antonio di Padova. La sua preoccupazione fu non solo quella di dare il pane e il lavoro, ma soprattutto un'educazione completa della persona sotto l'aspetto morale e religioso, offrendo agli assistiti un vero cli­ma di famiglia, che favorisse il processo formativo a far loro scoprire e seguire il progetto di Dio. Per altre notizie vedi www.difrancia.net



 

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Ultimo aggiornamento ( Saturday 15 March 2008 )