Auguri per il Santo Natale e il Nuovo Anno 2012

«C'erano in quella regione alcuni pastori

che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia,

che sarà di tutto il popolo:

oggi vi è nato nella città di Davide

un salvatore, che è il Cristo Signore.
Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia".  E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"».

(Lc 2, 8-14)

 

 



 

Alle Figlie del Divino Zelo

Ai Rogazionisti del Cuore di Gesù

Alla Famiglia del Rogate


Carissimi,


in questo nostro Anno Eucaristico desideriamo congiuntamente indirizzarvi l’augurio più fervido di un Santo Natale che colmi il nostro spirito della grazia e pace donataci dal nostro Salvatore.  

Siamo entrati nel tempo liturgico dell’Avvento che ci invita a supplicare il Signore perché si ricordi della sua alleanza e ci sostenga perché possiamo affrettare verso di Lui i nostri passi.

Desideriamo avvicinarci e prostrarci ai piedi di Gesù Bambino con la semplicità e la povertà dei pastori, che per primi accorsero ad adorarlo, informati da un angelo a cui presto si aggiunse una moltitudine dell’esercito celeste.

Il cielo inneggia alla gloria del Signore e, nel mistero del Natale, il Signore della gloria si degna di scendere sulla nostra terra. Ben presto egli percorrerà le nostre strade per ricordare a tutti noi, meglio, a ciascuno di noi, che abbiamo lassù un Padre e che in questa paternità siamo tutti fratelli. Il Signore Gesù ci annunzia questa vicinanza e la compie nella sua persona nel modo più pieno.


Betlemme – Un Natale Eucaristico

Stiamo andando verso la metà del nostro Anno Eucaristico col quale facciamo memoria del 125° della presenza stabile di Gesù in Sacramento nella Pia Opera. Pertanto il nostro Natale, in modo particolare quest’anno, è un Natale eucaristico.

L’etimologia ebraica del nome Betlemme, (Beit Lehem), letteralmente indica la "Casa del Pane". L’espressione è appropriata se pensiamo che, in effetti, nella memoria del Natale scopriamo il mistero grande dell’amore, della degnazione della Santissima Trinità, che ha mosso il Verbo eterno a rivestirsi della nostra umanità, della nostra piccolezza. E tale mistero di amore nell’Eucaristia diventa il vero Pane del Cielo, presenza sacramentale, memoriale vivente, che realizza nel modo più intimo l’unione con noi.  

Vorremmo avere la fede e l’amore di Padre Annibale per cantare il Natale, per stringerci a Gesù Bambino con tutto l’ardore del nostro animo.

Alla culla di Betlemme, guardando all’esempio luminoso di Maria e Giuseppe, ci prostreremo in adorazione e rivolgeremo il nostro filiale ringraziamento.

La celebrazione del Natale, secondo la nostra antica tradizione, si chiude con il mese di gennaio dedicato al Nome di Gesù, che ci vede ancora ai piedi di Gesù in Sacramento, in occasione della grande supplica a Dio Padre, presentata nel Nome di Gesù, per lodarlo e ringraziarlo per i benefici ricevuti e per impetrare il suo aiuto nelle difficoltà del nostro cammino.

Vivremo tale momento condividendo la stessa preghiera, e come sempre in comunione con tutta la Famiglia del Rogate.


“Una moltitudine che lodava Dio” – Tempo di ringraziare

La celebrazione del Natale e il nuovo anno 2012 che il Signore si degna di concederci, ci portano quindi a guardare alle grazie ricevute nell’anno che sta per concludersi.

Abbiamo potuto prendere visione, assieme ai membri dei rispettivi Consigli generali, dei doni che il Signore continua a elargire alle nostre Congregazioni, nelle persone e nel loro apostolato, come pure delle difficoltà. Egli ci chiama ad affrontare queste ultime confidando nel suo aiuto e a corrispondere alle sue grazie rinnovando il nostro spirito.

La contemplazione del Natale del Signore, mentre ci colma di gaudio spirituale, apre la nostra mente al mistero di Dio e dell’uomo, come ha saputo splendidamente affermare S. Ireneo: “L’uomo vivente è gloria di Dio e vita dell’uomo è la visione di Dio”.

L’uomo è collocato da Dio al vertice della creazione ed è chiamato ad entrare nell’eterna comunione con Lui. Nel Verbo di Dio che si fa uomo la gloria di Dio si manifesta e si compie pienamente.

La nostra vocazione si realizza, così, nel compimento dell’annunzio degli angeli ai pastori nella notte santa: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama.

Carissimi, viviamo il Natale del Signore aprendo il nostro cuore a questo mistero di amore, ricambiando questo amore, incontrando i fratelli e le sorelle mentre accogliamo questo amore.

La nostra lode di Dio si esprime essenzialmente con la nostra vita di uomini e donne impegnate nella costruzione della giustizia e della pace.

L’incarnazione del Verbo di Dio che si fa uomo vuole continuare in noi, fratelli e sorelle, che nella comunione dei santi diventiamo sue membra.

Vediamo allora che la poesia del Natale diventa dono, immolazione e sfida, appunto come è stata la nascita e l’esistenza del nostro Salvatore.


“Non temete” – Vivere nella speranza

Anche oggi, inoltre, abbiamo bisogno di ascoltare le parole dell’angelo ai pastori: Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.

Il timore che può turbare la nostra vita di ogni giorno non è certamente per l’irruzione del soprannaturale. Abbiamo quotidianamente tanti problemi da affrontare e tanti motivi di preoccupazione che a volte possono metterci in crisi.

Allora faremo bene a presentarci ai piedi di Gesù per ascoltare le sue parole di conforto: Non temete! L’apostolo Giovanni ci riferisce le assicurazioni che dal Signore Gesù ricevettero gli apostoli nell’ultima cena: Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia (Gv 16, 22-23).


“Questo per voi il segno” – Accogliere il grande Mistero

San Luca non si limita a descrivere la prodigiosa rivelazione che ha accompagnato la nascita di Gesù ma si sofferma anche sulle reazioni dei personaggi che sono stati coinvolti. Ci porta a guardare il raccoglimento adorante della sua madre Maria, che serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore, e l’esultanza dei pastori, che da quel momento diventarono annunziatori del mistero che avevano contemplato. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.

Quando un evento accade nella nostra esistenza e la trasforma non possiamo fare a meno di annunziarlo. Ci è d’esempio anche l’apostolo Giovanni: Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo (1Gv 1,1-3).

Stupisce che il Signore Gesù, durante la sua vita pubblica e qui all’inizio della sua vita terrena, si fa annunziare da persone semplici ed umili, chiamati a questo compito dal lavoro della pesca o della pastorizia, e li preferisce ai sapienti e agli intelligenti (Mt 11,25). La nostra piccolezza non è un ostacolo per la nostra missione ma costituisce un vantaggio, quando è accompagnata dalla fede e dall’amore.   

Carissimi, lasciamoci condurre da Padre Annibale, innamorato di Gesù Bambino, ai suoi piedi e lasciamo che sia lui a parlare per noi:

“O Dio Bambino, noi tutti componenti di questi Istituti, Vi adoriamo prostrati al vostro Divino Cospetto…Adoriamo le divine virtù che Voi insegnate nella grotta, e specialmente adoriamo quel Cuore amorosissimo che palpita, d’infinito amore per il Padre eterno e per gli uomini” (Scritti, v. I, 119, p. 293).

Padre Annibale ha appreso da Gesù in modo straordinario l’amore per il Padre e per gli uomini. Dio e il Prossimo sono divenuti il suo interesse, il suo ideale, il motivo della sua esistenza, il messaggio rivolto alla Chiesa e a innumerevoli figli, amici e benefattori.


“Gloria a Dio…Pace agli uomini” – In comunione con la Chiesa

Abbiamo ricordato in un recente passato i duemila anni dalla nascita del Signore Gesù, sono trascorsi oltre cento anni da quando Padre Annibale ci ha lasciato il suo prezioso testamento: Dio e il Prossimo.

Oggi, pur trovandoci in un contesto socio culturale del tutto nuovo, che si spinge verso nuovi orizzonti nel segno della tecnologia e della comunicazione globale, non può sfuggire alla nostra osservazione l’attualità del mandato che ci è stato consegnato.

Innumerevoli nostri fratelli e sorelle, attendono che sia annunziato loro l’amore di Dio; altrettanti vivono in condizioni di estrema indigenza.

Alla luce di questa realtà, la Chiesa si avvia alla celebrazione del Sinodo, che si celebrerà nell’ottobre 2012, per riflettere su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”.

Ed in questa linea si pone l’istituzione dell’Anno della Fede annunziata dal Santo Padre alla recita dell’Angelus il 16 ottobre 2011: “…ho deciso di indire uno speciale Anno della Fede, che avrà inizio l’11 ottobre 2012 – 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II – e si concluderà il 24 novembre 2013, solennità di Cristo Re dell’universo”.

La Chiesa ci chiama a continuare a portare l’annunzio della nascita, della risurrezione del Signore Gesù, con la fede, lo zelo e la gioia dei pastori e degli apostoli.


Dopo la recente celebrazione dei Capitoli Generali, abbiamo ripreso il cammino in un Anno Eucaristico, nel 125° anniversario della presenza di Gesù in Sacramento nella Pia Opera. In tal modo vogliamo confermare che da Lui, nostro Divino Fondatore, riceviamo la forza per fare risuonare l’annunzio del Rogate ai nostri giorni.

Abbiamo avviato le nostre programmazioni confermando la profonda unità delle due dimensioni del carisma del Rogate. Tale unità ha trovato piena attuazione nella vita di Padre Annibale e nel suo costante magistero e, a ben guardare, appare ugualmente nella storia del nostro Istituto, pur con i nostri limiti.

Ancora oggi, come Figlie e Figli di Padre Annibale, siamo chiamati a rinnovare la nostra vita spirituale, a rispondere all’amore infinito di Dio che si è fatto bambino per attrarre il nostro cuore, a vivere della passione per Dio e per il Prossimo.


Con questo auspicio, che poniamo ai piedi di Gesù Bambino nella grotta di Betlemme, impetrando l’intercessione del nostro Fondatore, Sant’Annibale Maria, nella solennità della Immacolata Concezione, vi salutiamo con affetto nel Signore.


P. Angelo A. Mezzari, R.C.J.

Superiore Generale

Madre Teolinda M. Salemi, FDZ
Superiora Generale