Economia e aministrazione

 

Economia e persona

La Chiesa come società terrena e spirituale, ha bisogno di beni materiali per compiere la sua missione; infatti anche se il Regno di Dio non è di questo mondo, in quanto vive ed opera nel mondo è soggetto ai condizionamenti della vita terrena. "Le realtà terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite tra loro, e la Chiesa stessa si serve delle cose temporali nella misura che la propria missione richiede" (GS, 76). L'economia è una dimensione essenziale della vita; lo riconosce lo stesso Gesù come possiamo vederlo nel Vangelo e particolarmente nel Vangelo di San Matteo, antico collettore di imposte.  Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo e a una perla di grande valore (Mt 13, 44-46); per costruire è necessario sedersi e fare bene i calcoli e preventivare i costi (Lc 14,18); Gesù non risparmia elogi per il buon amministratore (Mt 24,45). San Paolo, a sua volta pone in discussione coloro che aspirano a diventare vescovi e "non sanno amministrare la loro casa" (I Tim 3,5). Il Vangelo ci orienta ci orienta sempre e anche quando cerchiamo criteri per mettere a profitto i nostri talenti in banca affinché producano il dovuto interesse (Mt 25,14-30).

Il termine "economia" rimanda, come è noto, a regole che consentano una saggia amministrazione della casa, per il bene di tutti e di ciascuno. I soggetti dell'economia sono persone, chiamate a fare buon uso dei beni per il bene di altre persone. I protagonisti dell'economia sono persone, i destinatari sono persone. Sotto questo profilo, il profilo personalistico, due significati dell'economia meritano di essere rilevati: l'economia come un far bene le cose, l'economia come un fare le cose buone.

Il primo significato implica una distribuzione corretta dei beni prodotti, in grado di fare il bene delle persone, e non di metterlo in crisi. Il primato non dev'essere dato alle cose, ma alle persone e al valore della loro vita, alla crescita di tutti e di ciascuno. Un'economia comincia a decadere quando perde questa finalità, riducendosi solo ad una questione di interessi e di profitti. Non che il giusto guadagno non sia importante; ma è un mezzo, non il fine di tutto. Un'economia comincia a decadere quando non si guarda più al bene delle persone, quando questi valori diventano marginali e i rapporti umani sono ridotti ad una situazione di dipendenza tra un donatore e un beneficiario. L'economia non è anzitutto il luogo del fare, ma dell'essere, né è il luogo dell'elemosina o del dominio; è il mettere in comune il proprio lavoro e i propri beni, in un ambito di rispetto e di reciprocità. In quanto tale essa implica sempre una dimensione etica: nella misura stessa, infatti, in cui suppone un agire umano, un agire delle persone per altre persone, si qualifica come un agire che può essere finalizzato al loro bene oppure al loro male, e riveste quindi inevitabilmente una referenza morale valoriale. Di qui la possibilità che vi sia un'economia che mette al primo posto il proprio tornaconto, criteri di solo interesse o di profitto individuale non rifiutando condizionamenti esterni di tipo mafioso, un'economia contrassegnata quindi dalla sola legge dell'egoismo, oppure un'economia che rispetta l'altro da sé e fa bene ciò che deve fare, che cerca di essere competitiva, ma nella lealtà e nel rispetto del bene di tutti e di ciascuno. Solo allora l'economia è un'economia per l'uomo, e non contro l'uomo: si struttura come un rapporto di dare e ricevere, in una giusta attenzione alle persone coinvolte e al loro bene.

Un secondo significato merita di essere rilevato: l'economia è fare le cose buone, le cose di qualità, buone per la vita e la salute delle persone e dell'ambiente. Se infatti, come si è detto, l'economia è uno scambio di beni tra persone per il loro bene, solo se ciò che si produce è buono, si ha un'economia a servizio delle persone e della loro vita, e non contro. La stessa competizione di mercato dev'essere finalizzata a fare le cose più buone degli altri o, meglio, a fare le stesse cose, ma in un modo corretto e qualitativamente migliore. Le leggi di mercato sono a servizio della persona, non la persona a servizio delle leggi di mercato. E' questo un aspetto essenziale dell'economia che non può essere dato per scontato. Produrre prodotti di qualità, produrre tipicità è far economia nel senso più alto del termine. Il contrario è una cattiva economia. L'efficienza economica non è semplicemente produrre molto, ma produrre bene, nel rispetto della natura e delle persone a cui ciò che si produce è destinato.

"Far bene le cose, con correttezza, e fare le cose buone, per il bene delle persone e nel rispetto della natura": è questo il concetto di economia a cui bisognerà guardare con sempre maggiore convinzione. Solo rispettando questo indirizzo si realizza un'efficienza produttiva reale. Di qui la necessità che l'economia ritrovi le sue radici etiche; essa ha bisogno dell'etica come il fiume si alimenta alla sua sorgente.

In un mondo sempre più globalizzato, l'egemonia assoluta dell'economia non è una soluzione; anzi, può diventare - come sta già avvenendo - fonte di pericoli immani. Da sempre la Chiesa insegna - e la "Centesimus Annus" lo ha ribadito con forza - che non può esistere un'economia disgiunta dalla persona e dalla sua coscienza morale, perché ogni azione economica è frutto della decisione umana e sottostà a incancellabili criteri etici di giudizio: bisogna passare dalla cultura della conquista economica e della competitività più spietata alla cultura della persona e della cooperazione.  

Economisti di indiscusso valore - come il premio Nobel 1998, l'indiano Amartya Sen -, hanno messo a punto un nuovo concetto di sviluppo: lo sviluppo umano. Esso supera l'idea di sviluppo identificato unicamente con la crescita economica e si concentra sulle persone, sui loro bisogni, su alcuni parametri fondamentali che riguardano le condizioni di vita quali: la salute, la longevità, il grado di istruzione, la partecipazione alla vita sociale.   E' lo sviluppo umano che deve essere il fine e l'obiettivo centrale di tutte le misure di politica economica e che si fa strada, nel linguaggio dei rapporti ufficiali - e non solo -, come capacità di esercitare tre possibilità essenziali: una vita lunga e sana, l'istruzione, l'accesso alle risorse necessarie a raggiungere e mantenere un livello di vita dignitoso.   Questi nuovi indirizzi teorici e tecnici offerti all'agire economico purtroppo si scontrano con le misure di politica economica prese alle grandi agenzie e istituzioni economiche mondiali nei confronti dei diversi paesi. In esse si riscontra una prassi economica e un modo di intenderne i fini e obiettivi che vanno in tutt'altra direzione, in quanto privilegiano l'affermazione radicale dell'io agente e spingono verso una politica dei consumi dissennata, disastrosa sia per le comunità umane che per l'ambiente e l'ecosistema.

Chiesa e beni materiali (ecclesiastici)

Il Concilio Vaticano II ha voluto sottolineare, confermando il precedente magistero, l' unione del celeste e del terreno nell'unica realtà della Chiesa pellegrinante (LG, 8), rifuggendo sia da un esagerato spiritualismo o pauperismo, sia dalla ricerca di un potere meramente terreno, fondato sull'influsso politico, economico o anche meramente umanitario: "la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è di ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che ad essa ha prefisso è di ordine religioso. Eppure da questa stessa missione religiosa scaturiscono dei compiti, della luce e delle forze, che possono servire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la Legge divina. Così pure, ove fosse necessario, a seconda delle circostanze di tempo e di luogo, anch'essa può, anzi deve, suscitare opere destinate al servizio di tutti, ma specialmente dei bisognosi, ad esempio opere di misericordia o altre simili" (GS, 42).  

Beni materiali e fini apostolici

Il diritto della Chiesa all'uso di beni materiali ha la sua giustificazione e trova il suo limite in relazione all'adempimento dei fini spirituali e apostolici che le sono propri: il sostentamento del culto, del clero, degli altri ministri, delle opere di apostolato e di carità, cioè delle opere di misericordia spirituali e materiali.

Il diritto della Chiesa di acquistare, possedere e amministrare i propri beni è conseguenza della libertà che deve avere per il compimento della sua missione (GS, 76). Si tratta di un diritto nativo e indipendente, cioè un diritto del quale la Chiesa gode di per sé non per concessione di un'altra autorità, e che esercita con autonomia, secondo le proprie regole. Spesso l'argomento dell'amministrazione dei beni è visto - almeno in linea teorica - come secondario o marginale rispetto alle tematiche più marcatamente pastorali che interessano la vita di una Comunità Religiosa: l'annuncio della Parola, l'azione caritativa, la celebrazione dei sacramenti, le iniziative di formazione, eccNella concretezza comunque l'impegno che le risorse, sempre ritenute scarse, richiedono ai Superiori e ai loro più diretti collaboratori, non è trascurabile, in termini di tempo e di preoccupazione. Si aggiungono, inoltre varie questioni economiche, fra cui, le più comuni e rilevanti sono i complessi problemi di riconversione del patrimonio esistente (se non altro per la contrazione delle risorse umane...), il ripensamento e il rilancio di iniziative e attività (scuola, assistenza, sanità, ecc.), costruzioni e restauri di immobili, gestioni di attività formative, caritative, culturali, aiuto alle Circoscrizioni non autonome dal punto di vista amministrativo, etc.

Solo i fini propri della Chiesa giustificano la presenza e l'uso di beni economici, mobili e immobili. La finalità non è solo la giustificazione ultima, ma come vedremo coinvolge con la sua logica anche tutto il campo dell'amministrazione dei beni: scelte, strategie, modalità di acquisto e di utilizzo, stile di gestione e di condivisione, ecc.

Chiesa - Congregazione e amministrazione (doverosa) dei beni 

Sono le finalità ecclesiali e pastorali a guidare le scelte economiche e non viceversa: non si può fare un'operazione solo perché è economicamente vantaggiosa trascurando tutti gli altri aspetti della questione. La comunità religiosa nel suo insieme e nei diversi soggetti che la compongono (Case ed altri enti) deve farsi carico in misura sufficiente e adeguata delle strutture che servono alla sua vita e alle sue attività, e delle risorse e delle persone necessarie. Deve sapere inserire la preoccupazione per i beni all'interno (e non a lato...) del suo cammino pastorale, nonché dell'evoluzione dello stesso.  Si comprende quindi che un riutilizzo intelligente delle strutture esistenti e l'aggiornamento delle iniziative (caritative, educative, formative, ecc.) che hanno una lunga tradizione ma che talvolta si vanno inesorabilmente spegnendo, e tutto ciò alla luce delle attuali priorità pastorali, è una delle sfide più significative di oggi. Non solo i fini giustificano i mezzi, ma... li richiedono. La Congregazione non può fare a meno dei mezzi concreti per la propria vita e la propria missione.  L'unità tra l'amministrazione e le scelte pastorali concrete deve quindi essere letta nei due sensi: queste giustificano l'amministrazione dei beni, ma anche la richiedono. La conseguenza è che le scelte di natura pastorale, sia quelle di carattere generale sia specifico, hanno inevitabilmente un risvolto di natura economica, e viceversa qualsiasi scelta economico-amministrativa in ambito ecclesiale ha senso solo in un preciso quadro di scelte pastorali.  Ad esempio, dare priorità programmatica in una Circoscrizione all ‘aumento   dei Seminari in vista di una azione pastorale vocazionale comporta ovviamente l'utilizzo di tali mezzi (economici) nella concretezza della situazione sociale e culturale della Circoscrizione. Ciò vorrà dire, in ipotesi, sensibilizzare maggiormente le Circoscrizioni più facoltose, affinché, attraverso lo strumento della condivisione (percentuale) aiutino a realizzare quel progetto condiviso. Non basta che i mezzi ci siano e che, nella migliore delle ipotesi, ci siano anche soldi e persone competenti, è indispensabile una precisa strategia pastorale, altrimenti mezzi, soldi e risorse umane vengono ecclesialmente sprecati. Senza mezzi economici adeguati non si possono portare avanti a lungo le grandi opere a servizio del prossimo, di cui la Chiesa lungo la storia è stata sempre generosa e insuperabile artefice. Lo stesso Signore Gesù Cristo dovette fare uso del danaro e il gruppo degli apostoli ebbe un economo, anche se, purtroppo. non esemplare.

L'amministratore-economo

Nel passato i nostri economi avevano certamente meno compiti amministrativi di oggi. In molti casi il compito era legato alla semplice tenuta di un registro di entrate e uscite. Pertanto l' economia e l'amministrazione erano discipline che restavano ai margini di un programma formativo o, se erano previste,  lo erano solo per alcuni elementi molto generali.

Adesso è necessario dare maggiore spazio e priorità alla professionalità, alla chiarezza ed alla trasparenza: aspetti che stanno diventando sempre più indispensabili in questo campo con tutti gli importanti cambiamenti che ne conseguono.

Sono molte le situazioni nuove in merito all'acquisto, all'amministrazione e alla destinazione dei beni: la tendenza e la necessità della capitalizzazione, la separazione dei beni tra le comunità religiose e le opere, i cambiamenti nelle strutture amministrative, il ricorso a fondi pubblici (BOT, CCT), l'attenzione ai fondi pensione e le assicurazioni sulla salute, la riflessione sullo spazio che diamo alla Provvidenza, il nuovo rapporto tra economia e povertà, la trasparenza della gestione economica delle comunità religiose, delle opere, delle Province e degli Istituti, la diversificazione delle fonti delle nostre risorse, la creazione di fondi destinati agli aiuti, la gestione di portafogli, le nuove norme del diritto canonico (1983) relative all'amministrazione dei beni, la decentralizzazione dei processi decisionali che fa sì che in alcuni Istituti le decisioni sull'economia si prendano soprattutto a livello provinciale. Lo stesso fenomeno dell'inculturazione ha fatto sì che la realtà economica dei religiosi presenti grandi differenze da un posto all'altro; le culture influiscono sul modo di rapportarsi con il denaro e  concretamente sul modo di gestirlo.  Oggi alla semplice tenuta di un registro di entrate e di uscite si sono aggiunti o sostituiti meccanismi burocratici a cui bisogna sottostare per una corretta e trasparente amministrazione e questo obbliga ad essere capaci di fare in modo ordinato almeno due cose: la stesura di un budget di previsione e di un bilancio consuntivo.

Questa esigenza semplice ma necessaria prevede che ci sia una capacità dei vari Consigli di programmare le spese e di orientare gli interventi almeno con un anno di anticipo. E' compito dell'economo aiutare gli organismi responsabili perché possano fare scelte corrette e misurate senza correre il rischio di trovarsi con spese obbligatorie non preventivate sbilanciando, in questo modo, la situazione economica della Congregazione. In questo modo si avranno scelte corrette pastoralmente e corrette economicamente.

E' vero che si può ricorrere sempre all'aiuto di consulenti esterni esperti nei vari settori economici e finanziari, ma questa consulenza, che deve ritenersi necessaria nei problemi più importanti e complessi, non può sostituire l'opera diretta dell'amministratore, che per muoversi con una certa sicurezza nell'universo economico ha bisogno di una buona base formativa secondo alcune direttive:

  • formazione e informazione degli Economi:
    su temi specifici quali contabilità, legislazione, fisco, informatica, sicurezza, alimentazione nelle convivenze, gestione del personale;
  • assistenza agli Economi:
    servizi di consulenza, tramite esperti, sui problemi legali, amministrativi e gestionali delle convivenze; orientamento degli Economi e delle Istituzioni: attraverso Consulte degli Economi generali, provinciali, locali e degli esperti, Commissioni di studio su problemi di particolare urgenza e attualità. ·   collegamento
    con tutti gli Enti attinenti al mondo religioso e attenti alle istanze economico-amministrative.
  • qualificazione, formazione, aggiornamento:
    convegni e incontri di studio a carattere nazionale e locale sui problemi generali delle istituzioni a livello legislativo, normativo, fiscale, amministrativo, contabile, tecnico, organizzativo, contrattuale, previdenziale, assicurativo; corsi base per Economi; seminari a livello nazionale e locale; corsi di qualificazione e di aggiornamento per personale addetto (amministrazione del personale, contabilità, fisco, sicurezza sul lavoro, informatica, manutenzione impianti, cucina, ecc.).

Formati alla Condivisione 

L' Economo deve essere un religioso prudente ed esperto.

Egli non agisce singolarmente, ma come espressione di un gruppo, la Comunità, verso la quale si sentirà responsabile, sotto la direzione del  Superiore, nel rispetto della normativa e delle delibere del Consiglio.

L 'economo viene scelto, a volte, senza seguire particolari criteri. La mancanza di conoscenze specifiche, non solo dell'economo ma anche dei suoi confratelli spesso porta una comunità a compiere degli erronei e pericolosi interventi amministrativi.

Si presentano alcuni casi come esempio. Depositare il denaro in una banca che reinveste gli utili per sovvenzionare industrie di armamenti, farmaceutiche eticamente dannose, società legate alla malavita. Tramite esperti finanziari fidati si può ottenere un elenco di banche che rifiutano i suddetti discutibili investimenti (Banche con investimenti etici, banche etiche etc.). Organizzare un appalto senza prendere approfondite informazioni non solo sulla ditta alla quale è probabile l'appalto venga assegnato, ma anche sulle ditte che entreranno nell'affare come subappaltatrice, fa correre il rischio di intrattenere rapporti pericolosi con entità mafiose e delinquenziali. Amministratori impreparati e/o irresponsabili possono creare seri problemi non solo alla propria Comunità, ma anche all'amministrazione generale.

E questo è un allarme che bisogna prendere molto sul serio.

Nella nostra Congregazione sono operanti circa 70 religiosi con l'ufficio di economo.

Il principio della condivisione, attuato attraverso il metodo della percentuale applicata alle Case e versata alla Circoscrizione e da questa al Governo Generale, assicura la possibilità di realizzare programmazioni che hanno tra gli altri obiettivi anche quello di assicurare e rafforzare la presenza della Congregazione in nuove realtà missionarie: Nuova Guinea, Vietnam, Cameroun, Messico etc. o l'incremento in altre: India, Filippine, etc.

Si tratta evidentemente di realtà pastorali che necessitano di un sostegno amministrativo, almeno fino a quando non si raggiungerà, doverosamente, una locale autonomia amministrativa.

Una amministrazione locale che mira a consumare più che a produrre non realizza "risparmi" da poter investire negli obiettivi primari previsti dalle programmazioni delle Circoscrizioni e del Governo Generale. Sapere amministrare non si risolve solo nella conoscenza di leggi e di regolamentazioni finanziarie o fiscali. In primo luogo si richiede, da parte dell'amministratore una conoscenza e una partecipazione al dinamismo economico-pastorale di tutta la realtà della Congregazione. E' necessario che chi amministra abbia chiare le idee sulle priorità legittime inserite nelle programmazioni dei rispettivi Governi e del Governo Generale. La formazione degli amministratori ha dei contenuti tecnici ma presuppone una persona, l'economo, che deve godere della fiducia totale del Superiore. Fiducia non solo nelle qualità amministrative, ma principalmente nella solidità della dimensione religiosa e di attaccamento alla Congregazione dello stesso.  Il saggio amministratore secondo Gesù (cf Lc 12,32-48). Gesù domanda: "Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo?".

Il termine italiano "amministratori" traduce il vocabolo greco oikonomoi, economi, cioè persone che presiedono alla legge della casa. La casa ha una legge di ordine, di trasparenza, di giustizia, e gli economi o amministratori vi presiedono Nell'antica Grecia era un titolo molto nobile, oikonomoi indicava anche i tesorieri della città, i ministri -possiamo dire- del tesoro, del bilancio, quasi i responsabili della cosa pubblica. Il brano evangelico si trova nel contesto del cap.12 di Luca, dove si parla spesso del buon uso dei beni del mondo: che senso hanno e come usarne bene.

Il brano ci dà alcune risposte:il vero tesoro è in cielo. E' il principio fondamentale del cristiano: il vero tesoro non è in banca, non è nei beni immobili, nelle opere d'arte, ma è in cielo.

E' un tesoro spirituale, fatto di fede, speranza e carità. Tutti gli altri tesori -pur se importanti- sono relativi a questo tesoro e vanno amministrati tenendo presente la priorità del tesoro che è in cielo.  Un secondo principio è espresso in maniera forte dal v.33: "Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli". Se il tesoro vero è nei cieli, i beni materiali contano poco, servono per la carità. Qui si pensa a chi è chiamato a lasciare tutto per seguire Gesù. Il principio è però generale: i beni di questo mondo e anche i beni della Chiesa servono per il prossimo, per far crescere la condivisione, l'amore, la fraternità, la carità. Se nel mondo si osservasse tale regola, non ci sarebbero ingiustizie, violenze, terrorismi, guerre. Ed è comunque la regola cui devono ispirarsi in particolare i beni ecclesiastici.

Possiamo dire che i beni materiali hanno il loro massimo significato quando vengono destinati a servizi di amore -servizi il culto, di manutenzione degli edifici, servizi di promozione umana, di attenzione ai poveri, di promozione culturale del cristiano. Il terzo principio lo cogliamo nei vv.35-37: "Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze ... Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli...".

Un saggio amministratore è colui che vigila sempre sui conti, che è trasparente, preciso, così da essere pronto anche se il padrone ritorna all'improvviso o di notte.

Con un'immagine molto efficace Gesù ci ricorda la cura, la diligenza dell'amministratore saggio. Queste parole valgono per tutti gli amministratori dei beni privati e pubblici. Ma noi pensiamo in particolare all'amministratore ecclesiastico, che deve essere trasparente proprio per evitare incidenti spiacevoli. Il quarto principio è espresso al v.42: "Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo?". Il buon economo è colui che fa attenzione a tutto l'insieme, che tiene conto di tutte le necessità, che non ne ha in mente una sola (pensiamo soltanto alla scuola o all'opera che dirigiamo, a costruire un certo edificio), ma l'insieme delle comunità della propria Circoscrizione e, perché no, di tutta la Congregazione L'ultimo principio lo leggiamo nei vv.

45 e seguenti: Guai a chi pensa ai propri interessi! Dice Gesù: "Se quel servo dicesse in cuor suo: il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta... e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli...".

Il brano del vangelo rileva giustamente che l'amministratore deve dare l'esempio di libertà totale da interessi propri.  Il  Padre Fondatore, "cattivo" amministratore  Una delle più gravi e perniciose accuse che mi si fanno da taluni (sempre gratuitamente) si è che io non so amministrare. Si corrobora questa gratuita asserzione con quattro accuse:l. Non è vero che il legato Gentile fosse di centomila lire effettive. Era di lire cinquemila annue per venti anni, senza interessi. (Vedi atti presso Notar Fleres). Io capitalizzai per lire 55 mila, che ebbi in una volta, e, secondo i calcoli dell'aritmetica (che non è un'opinione) questa capitalizzazione non rappresenta che un'operazione di mutuo al 6 per 100, fatta a scopo di guadagnare un interesse più elevato. Infatti, con quelle 55 mila lire io impiantai a vantaggio dei miei Orfanotrofi un molino e un panificio, che non solo ha dato la salute ai miei ricoverati, per come era mio sacro dovere, ma ci ha dato un guadagno di circa lire diecimila l'anno in media! E dire che il pane di puro grano è stato anche un bene per tutta la città!  Dov'è qui la cattiva amministrazione? (....)

4.  La quarta accusa che mi si lancia si è che io non tengo i conti di amministrazione perfettamente in regola: ovvero che io non so amministrare.

Questa grave accusa, che mi è riuscita pur troppo dannosa, merita che io risponda alquanto di proposito. E prima di tutto, nel mio Istituto ho un economo, il quale giorno per giorno segna in un libro l'introito e l'esito, fino al centesimo che si introita e si spende. Ognuno può verificarlo.

Nel molino e panificio abbiamo un contabile con vari libri e registri, dove tutto si nota esattamente: grano, molitura, pane, vendita, pagamenti, introiti, guadagni e tutto. Ognuno può verificare. Mensilmente poi si fanno i bilanci. (Abbiamo nell'Istituto maschile una segreteria con tre impiegati, con quattro casellari ad ordine alfabetico, con libri, registri e tutto l'occorrente; e tutto si registra e si conserva, e si prende nota di tutte le elemosine che vanno sotto il nome del Pane di S. Antonio di Padova: ciò che costituisce il nostro massimo introito. Quivi non sfugge neanche un centesimo. Ognuno può verificare.

Abbiamo registri in perfetta regola del personale degl'Istituti, con archivio, dove in caselle ad ordine alfabetico si tengono tutti gli incartamenti dei soggetti. Un altro registro per tenervi solamente gl'indirizzi del domicilio dei parenti di tutti i ricoverati. (...)

Ognuno può verificare il tutto!Che cosa dovremmo fare di più?Comprendo anch'io che vi è sempre da migliorare: ed io, per come ho detto più sopra, ho degli ideali ai quali tendo sempre per condurre a perfezionamento, se Dio vuole, un' opera che cominció dal  nulla, tra le catapecchie dei poverelli, con la spinta del cuore, per salvare l'abbandonata fanciullezza, e soccorrere l' umanitá sofferente.

E dal nulla, e dalle catapecchie, siamo già all'esistenza di due Orfanotrofi, che pur hanno attirato la simpatia e l'ammirazione delle classi nobili e popolari di Messina.) Perchè dunque ci si parla di cattiva amministrazione?Cattivamente amministrata si dice una casa, un'azienda, che, pingue di entrate e di rendite, va nondimeno a rotoli.  Ma presso di noi è avvenuto proprio il contrario.

Senza quasi mezzi, siamo andati sempre avanti, manteniamo sempre orfani e poveri, abbiamo sempre perfezionato l'andamento della nostra azienda domestica e pubblica. Noi amiamo immensamente l'ordine, il sistema la regolarizzazione di ogni cosa, perchè riconosciamo che il buon ordine viene da Dio, il quale è l'Ordine supremo, che riordinò il caos con peso e misura!.

Con tutto ciò abbiamo dovuto tollerare tanti anni, e per parte di taluni, la falsa accusa che nessuna amministrazione esistesse nei nostri Istituti!Ma io vorrei ora il permesso di ritorcere un poco gli argomenti!Come vanno tante e tante case, che pur si dicono bene amministrate? Quali sono i prodigi di certe menti amministrative?  Perché le fallenze sono all'ordine del giorno, anche in persona di quelli che tengono conti, registri e contabili in tutta regola? Perché le spese superflue sono spesso a danno del bilancio? Perché la smania di locupletare (*) le proprie finanze fa arrischiare dei grossi capitali?

(Discorso in occasione della visita fatte dalle Dame...., Messina 1906)

(*)arricchimento fatto per vie non in tutto oneste.