IL “Rogate” di Annibale Maria Di Francia

AVVENIRE  24 aprile 2021  - “Conosci te stesso”. Incisa a caratteri cubitali sulla facciata del tempio di Apollo a Delfi, questa frase rappresentava per chi vi entrava un monito ad abbandonare ogni presunzione e uno stimolo ad impegnarsi nella ricerca della verità. Sin dalle culture arcaiche i motti scolpiti sui frontoni dei templi costituiscono un atto di riconoscimento della loro realtà. Succede anche per la prima chiesa in muratura costruita a Messina dopo il disastroso terremoto del 1908. “Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suam”(“Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”) sono le parole del Vangelo incise sul marmo per smuovere le coscienze  in ordine al comando di Gesù di pregare per le vocazioni. Quando un secolo fa quella frase veniva scritta, il suo suggeritore sant’Annibale Maria Di Francia aveva settanta anni e aveva già fondato i Rogazionisti e le Figlie del Divino Zelo.

            L’11 aprile scorso il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, aprendo a Messina l’anno giubilare per il centenario della posa della prima pietra della chiesa, ha ricordato la figura di questo ”anticipatore e zelante maestro della moderna pastorale delle vocazioni”, come Giovanni Paolo II lo aveva definito beatificandolo durante il Sinodo sui sacerdoti, nel 1990. In realtà chi legge la biografia di sant’Annibale Di Francia resta fortemente sorpreso sia dalle sue intuizioni nei riguardi di questo comando di Gesù, rimasto sepolto per secoli, sia per alcune coincidenze riguardanti la quarta domenica di Pasqua, detta del Buon Pastore. Proprio in quella domenica egli aveva dato inizio, nel 1897, alla congregazione dei Rogazionisti, e non a caso sessantasette anni dopo Paolo VI volle che la Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni si celebrasse nella quarta domenica di Pasqua. Il Di Francia, che aveva perorato a lungo l’iniziativa, aveva anche insistito che la Giornata fosse essenzialmente di preghiera, come di fatto avvenne, avendo Paolo VI tenuto in considerazione quanto detto dal Concilio Vaticano II  nel decreto Optatam totius, a proposito della “incessante preghiera”. Qualcuno allora si ricordò del Di Francia e di quella frase del Vangelo incisa sulla facciata della chiesa di Messina che egli aveva chiamato Tempio della Rogazione Evangelica. Quanto vero l’aforisma del romanziere britannico Terry Pratchett: “A volte, se guardi molto attentamente i sassi riesci a capire l’oceano”!

        Un oceano pieno di sorprese fu la vita  del Di Francia per il quale  la posa della prima pietra del tempio era un’ulteriore conferma di un sogno  che si realizzava: saldare la preghiera per le vocazioni e la promozione umana. Fin da giovane, prima ancora della chiamata al sacerdozio, avendo percepito l’ispirazione del Rogate, ma avendo anche compreso il duplice rischio di una preghiera per le vocazioni disincarnata dalla realtà  e di un impegno sociale staccato dalla spiritualità, aveva preferito vivere entrambi le cose nel quartiere più povero della sua città. Nessuno, perciò, si stupì che il 3 aprile 1921, tra la folla dei messinesi che attorniava l’arcivescovo mons. Letterio D’Arrigo nel benedire la prima pietra dell’erigenda chiesa, ci fossero anche tutti gli abitanti di quel quartiere emarginato e ormai integrato nella vita della città.

           Sa molto di moderno tutto questo, se si pensa alle iniziative di preghiera che in questi giorni sono in atto nelle diocesi italiane. Il tema ”La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due”, scelto dalla CEI  per la Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni focalizza, insieme all’importanza della santità, un elemento essenziale ad ogni vocazione: ci si realizza insieme agli altri, mai da soli. Così il comando di Gesù, inciso su una chiesa dell’estremo sud, sorta dalle macerie di un quartiere degradato e rigenerato ad opera di un santo, può ritenersi, in tempo di pandemia, un simbolo di rinascita personale e comunitaria. Rogate ergo “parole come pietre” si potrebbe dire con Primo Levi!

                                                                                      Vito Magno       

 

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