Due Anniversari. <br>Lettera del Superiore generale

Centenario della consacrazione di Padre Annibale alla SS. Vergine con la sacra schiavitù e cinquantesimo anniversario della Lettera Enciclica, Haurietis Aquas

Il prossimo mese di maggio ricorrono due anniversari che vorrei porre alla vostra attenzione: il giorno 13 maggio 1906, cento anni fa, Padre Annibale, nel santuario di Maria Regina dei cuori di Roma, si consacrava alla Madonna con la sacra schiavitù d’amore, secondo lo spirito di S. Luigi M. Grignion de Montfort; il giorno 15 maggio 1956, cinquant’anni fa, Pio XII pubblicava la Lettera Enciclica Haurietis Aquas, sul culto del sacro Cuore.
Carissimi Confratelli,





il prossimo mese di maggio ricorrono due anniversari che vorrei porre alla vostra attenzione: il giorno 13 maggio 1906, cento anni fa, Padre Annibale, nel santuario di Maria Regina dei cuori di Roma, si consacrava alla Madonna con la sacra schiavitù d’amore, secondo lo spirito di S. Luigi M. Grignion de Montfort; il giorno 15 maggio 1956, cinquant’anni fa, Pio XII pubblicava la Lettera Enciclica Haurietis Aquas, sul culto del sacro Cuore.



Ambedue le ricorrenze rivestono particolare importanza per noi e pertanto ritengo sia doveroso farne memoria. Il primo anniversario ci riporta all’origine storica della peculiare devozione mariana, “tessera speciale” dell’Istituto, che il Fondatore ci ha lasciato. Il secondo ci consente di mettere in risalto il Sacro Cuore, titolare della Congregazione, la cui devozione l’Enciclica papale precisa.





1906 – 2006. Centenario della consacrazione di sant’Annibale alla SS. Vergine secondo la sacra Schiavitù d’amore.





La vita di Padre Annibale Maria Di Francia, come sappiamo, è stata scandita dalla presenza costante della Madonna e caratterizzata, come rileva uno dei Teologi censori degli scritti, da una devozione verso di Lei “tenerissima, ardente, costante”. Egli “nel nome, nel cuore e nella vita ha portato indelebile il segno di Maria, e ce lo ha trasmesso per custodirlo gelosamente” .

Padre Annibale conosceva fin da giovane il Trattato della vera devozione a Maria Vergine, e il suo autore, S. Luigi M. Grignion de Montfort. P. Tusino ci informa che già nel 1888 il Padre fece la sua prima consacrazione alla Madonna nello spirito della sacra schiavitù e precisa: “La formula rispecchiava perfettamente la dottrina del Santo, ma non pare che egli da allora abbia pienamente vissuto quella forma di consacrazione. È da ritenere che allora non abbia penetrato il senso profondo della devozione monfortana” .

Sarà nel maggio del 1906, in un suo viaggio a Roma, che gli si aprirà questo “nuovo e grande tesoro della devozione alla Santissima Vergine come segreto di santità” attraverso la sacra schiavitù proposto da S. Luigi Maria. Dopo apposita preparazione di alquanti giorni, il 13 maggio, rinnovò la sua consacrazione, “contento di aver rinsaldati i suoi ceppi” nel santuario Maria Regina dei cuori, dei padri Monfortani. Carico dell’intensa emozione spirituale vissuta, pensò di iniziare alla stessa devozione le sue comunità .

La consacrazione alla SS. Vergine secondo lo spirito di S. Luigi M. Grignion de Montfort è diventata da allora una peculiare caratteristica della nostra devozione mariana che viene introdotta nel tempo del noviziato, rinnovata quotidianamente nella preghiera del mattino e annualmente nella solennità dell’Immacolata (cfr. Norme, 94).





L’anniversario che ricordiamo, ci offre l’occasione di recuperare lo spirito che sta a fondamento di questa devozione che, come sappiamo, è eminentemente cristologico. San Luigi Maria afferma difatti che “Gesù Cristo, nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo, deve essere il fine ultimo di ogni nostra devozione. Diversamente sarebbe devozione falsa e ingannatrice. Gesù Cristo è l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine di ogni cosa.... Perché in Lui solo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, con ogni altra pienezza di grazia, di virtù e di perfezione... solo in Lui siamo stati benedetti con ogni benedizione spirituale... Egli è il solo maestro che deve istruirci, il solo Signore dal quale dipendiamo, il solo capo al quale dobbiamo essere uniti, il solo modello cui dobbiamo rassomigliare” . Ma, come spiega ancora san Luigi Maria, per intraprendere il cammino verso di lui, dobbiamo scegliere la via che Dio ha percorso per arrivare a noi. Questo cammino passa per Maria: “Per mezzo della SS. Vergine Maria, Gesù Cristo venne nel mondo ancora per mezzo di lei deve regnare nel mondo” . La devozione a Maria, pertanto, non è che la via per arrivare alla meta, per ottenere, come egli diceva, la divina Sapienza, precisamente perché Maria è stata lo strumento scelto da Dio per realizzare il suo piano d'amore.



Vi sono numerose forme di vera devozione a Maria, ma fra tutte, sostiene il Santo, ne esiste una che è “una via facile, breve, perfetta e sicura per giungere all’unione con Nostro Signore” . Consiste nel consacrarsi totalmente a Maria per essere totalmente di Gesù Cristo.



La devozione a Maria che il Montfort propone, è pertanto Consacrazione a Cristo, Sapienza eterna e incarnata, per le mani di Maria. L’espressione “schiavitù d'amore”, con la quale, anche presso di noi, è tradizionalmente chiamata questa devozione, trova oggi qualche resistenza per la valenza sociale negativa a cui fa pensare. Anche per questo san Luigi Maria la presenta come un “segreto”, cioè, un qualcosa che non tutti riconoscono subito, esigendo uno studio più approfondito prima di coglierne i valori. Afferma però che una volta compresa e accolta, dà frutti preziosi: “Felice, mille volte felice quaggiù, l'anima alla quale lo Spirito Santo rivela il segreto di Maria per conoscerla” .



Questo “segreto” padre Annibale certamente già viveva nel suo fervore mariano acquisito fin dalla tenera età, come leggiamo ampiamente nei suoi scritti, ma la devozione monfortana ha aperto a lui “un nuovo orizzonte sulla sorte di appartenere a Maria Santissima e trovare Gesù per suo mezzo” . Egli precisa difatti che “Il fine di questa sacra schiavitù deve essere che Maria Santissima ci renda perfetti schiavi di Gesù Signor Nostro, affinché lo riconosciamo come Signore e Dio, lo serviamo con fedeltà, e facciamo in tutto e per tutto la sua adorabile volontà. Oh, felicissima schiavitù! Così noi diventiamo tutti di Gesù e di Maria, e Gesù e Maria ci uniranno ai loro divini Cuori, e ci parteciperanno le loro grazie” . Profondamente compreso di questo spirito ce lo ha lasciato in eredità.


1956 – 2006. Cinquantesimo anniversario della Lettera Enciclica Harietis Aquas di Papa Pio XII.






La Lettera Enciclica di Pio XII Haurietis Aquas (1956) sul culto al sacratissimo Cuore di Gesù, fu emanata in occasione dei cento anni dell’estensione della festa del Sacro Cuore (1856) alla Chiesa universale.

Essa riveste una particolare importanza perché definisce e precisa autorevolmente la dottrina del culto al Sacro Cuore che aveva avuto negli ultimi secoli una prodigiosa diffusione anche in seguito alle rivelazioni ricevute da santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690), nel monastero di Paray-le-Monial. Il documento pontificio, mettendo in evidenza i fondamenti biblici e patristici, precisa e promuove il culto del Cuore di Gesù, svelando la inesauribile fecondità spirituale, pastorale e apostolica di questa spiritualità. Per la verità sono stati numerosi gli interventi del magistero sulla devozione del Sacro Cuore e sulla sua importanza nella vita dei fedeli. L’Enciclica di Pio XII, ha il merito di aver favorito il rinnovamento della devozione attraverso un solido ancoraggio ai testi “della Scrittura, della Tradizione e della Liturgia”.





Ritengo che noi Rogazionisti che “ci fregiamo come di un titolo di onore, della nostra appartenenza al Cuore SS. di Gesù”, come ebbe ad esprimersi il Superiore generale del tempo, p. Luigi Luca Appi, nell’introduzione alla lettera circolare: La devozione al sacro Cuore di Gesù nelle nostre case , scritta in occasione della pubblicazione dell’enciclica, siamo tenuti, come allora, a fare memoria di questo anniversario per un “doveroso e filiale omaggio al Cuore di Gesù” che Padre Annibale ha interpretato come fortemente e intimamente legato al carisma del Rogate.





Parlare della devozione al Cuore di Gesù oggi, in un’epoca della storia caratterizzata da una società secolarizzata e in un contesto ecclesiale, per certi versi, allergico ad alcune espressioni tradizionali della fede, potrebbe sembrare un’evasione di fronte ai più assillanti problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare. Ma può mai essere un’evasione parlare di Cristo e del suo amore? Solo “radicati e fondati nel cuore di Cristo” si potranno aprire nuove e più concrete vie per la realizzazione della nostra missione e per la salvezza dell’uomo di oggi. D’altra parte proprio dell’amore di Dio ci ha recentemente parlato anche il Santo Padre, Benedetto XVI, nella sua prima enciclica “Deus Caritas est”.



I termini della nostra “appartenenza al Cuore SS. di Gesù” sono da tutti noi ampiamente conosciuti . Il P. Appi li evidenzia nella stessa lettera commemorativa con il commento ad alcune notissime citazioni di Padre Annibale: “Scrive il Padre: «Ho pensato quanto è bello il nome di Rogazionisti: significa preghiera e azione: rogatio, actio. (…) La specifica del Cuore di Gesù, corona tutto!». Va dunque richiamata questa nostra specifica che corona tutto! «Ecco un titolo – è ancora il Padre che scrive – che deve formare il nostro decoro, la nostra santa ambizione, il nostro onore, e insieme, badate bene, la regola dei nostri doveri».

Corona tutto! Il nome: Rogazionisti del Cuore di Gesù; le direttive: il Cuore di Gesù è il divino Superiore, e «nella lettura dei regolamenti, delle Costituzioni ogni articolo (i Rogazionisti) lo apprenderanno come se la stessa Vergine Immacolata, da parte del Cuore Eucaristico di Gesù, lo leggesse loro e lo inculcasse»; l’attività: tutto quello che fanno i Rogazionisti, deve essere diretto ad maximam consolationem Cordis Jesu.” .



Le Costituzioni codificano, inoltre, autorevolmente tale “appartenenza”: «La Congregazione dei Rogazionisti, secondo lo spirito del Fondatore, è dedicata al Cuore SS. di Gesù» . Per questo motivo «i Rogazionisti si segnaleranno per una particolare devozione al Cuore di Gesù, titolare della Congregazione, perché il loro carisma è espressione speciale del suo zelo per la gloria di Dio e il bene delle anime» .





Si tratta perciò di una “appartenenza” che abbiamo ereditato “secondo lo spirito del Fondatore”. Sappiamo difatti che la devozione al Cuore di Gesù è stata una caratteristica peculiare della vita spirituale di sant’Annibale, non semplicemente perché caratteristica dell’epoca in cui egli è vissuto che può essere a ragione considerata l’epoca del Sacro Cuore per il fiorire di molteplici iniziative di culto in suo onore, per la nascita di numerosi Istituti religiosi maschili e femminili a lui dedicati, nonché per una schiera di sacerdoti e laici, che oltre a diffondere la devozione, si consacrarono alla riparazione e alla salvezza delle anime, secondo il messaggio del Cuore divino. Ma, come egli stesso ha evidenziato continuamente nei suoi scritti, per una ragione che si può definire carismatica: in quanto egli ha visto un legame intrinseco tra il Rogate e il Cuore di Cristo.



Il Rogate stesso è espressione del Cuore compassionevole di Cristo. Padre Annibale che alimentava la sua spiritualità carismatica alle fonti della parola di Dio, ha attinto la vera carità che è il Rogate, dalla “fornace ardente” del Cuore compassionevole di Gesù.



Alla spiritualità del Sacro Cuore, secondo la prospettiva che il Fondatore ci ha lasciato, sono legate alcune preziose accentuazioni che appartengono al nostro patrimonio spirituale. Faccio riferimento alla “compassione”, allo “zelo”, alle “pene intime”, alla “riparazione”, alla “consolazione”, alla “consacrazione”.

La carità “compassionevole” del Cuore di Cristo, che forma il nucleo centrale dell’esperienza spirituale del Fondatore, appare come il motore che spinge la sua attività caritativa fino alle vette dell’eroismo evangelico. Al “Cuore compassionevole di Gesù”, Padre Annibale attinge la sua “intelligenza del Rogate” e lì indirizza i suoi figli per comprendere in pienezza il dono dello Spirito che li chiama ad essere obbedienza viva e operante di questa parola evangelica. Lo “zelo ardente” del Cuore divino alimenta in lui quel “fervore della carità” per cui la sua vita diviene “un continuo affaticarsi per Dio”, un “santificare se stesso, affinché possa fruttuosamente lavorare alla santificazione e salvezza altrui” .



L’amore di Cristo si manifesta per Padre Annibale anche in quelle che egli definisce le “pene intime” di Gesù, la sua passione nascosta del cuore. La meditazione delle “pene intime”, mentre è “consolazione” del Cuore di Cristo, costituisce un dono indicativo di tenerezza d’amore e spinta efficace per obbedire al comando evangelico del Rogate.



Ma il luogo e il momento dove in maniera tutta speciale Padre Annibale fa esperienza viva dell’amore di Cristo, e pertanto dove contempla il suo Cuore è l’Eucaristia. Il “Cuore Eucaristico di Gesù”, che dice questa realtà, diventa così l’espressione abituale della sua devozione tanto che viene da lui solennemente proclamato, il 1 luglio 1913 ad Oria, “Superiore assoluto, immediato, effettivo” dei Rogazionisti. La stessa proclamazione farà il Padre per il Cuore Immacolato di Maria.



Carissimi Confratelli, sono questi solo rapidi cenni sulla devozione alla Santissima Vergine nello spirito della sacra schiavitù d’amore e sulla spiritualità del Sacro Cuore, proprie della nostra Congregazione, che gli anniversari ricordati ci stimolano a rivivere. La rilevanza che esse hanno nella nostra spiritualità meriterebbe ben più studiate accentuazioni, che potranno essere riprese in futuro. Lascio a ciascuno di voi e alle comunità l’impegno di approfondirle.



Desidero suggerire che la preparazione alla prossima celebrazione della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, il 23 giugno, e l’intero mese, tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore, siano l’occasione per una lettura sia dell’Enciclica Haurietis Aquas, (facilmente recuperabile in internet), come di qualche testo della nostra letteratura che sull’argomento è sufficientemente fornita.



Allo stesso modo la novena in preparazione alla solennità dell’Immacolata di quest’anno sia particolarmente focalizzata sulla riscoperta della consacrazione alla Vergine secondo lo spirito di S. Luigi Maria Grignion con la lettura del Trattato della vera devozione e del Segreto di Maria.



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Chi viene in Curia, ha modo di passare normalmente nella cappella. Appena entra trova in bella mostra il quadro del Sacro Cuore. È una tela del 1954 del prof. Mario Barberis, autore, fra l’altro, di una serie pittorica particolarmente significativa sulla vita di padre Annibale.



Vi è rappresentato in primo piano Gesù vestito di tunica e mantello dal colore tradizionale e simbolico delle icone: rossa la tunica simbolo della divinità, blu il mantello simbolo dell’umanità. Ha uno sguardo sereno e amorevolmente rivolto a chi guarda. Sul petto campeggia radioso, secondo la consueta raffigurazione, il cuore trafitto sormontato dalla croce circondata di fiamme e coronato di spine, da cui sgorgano alcune stille di sangue. Le mani, anch’esse trafitte, mostrano il cuore e sembrano invitare dolcemente alla considerazione di tanto mistero. Lo sfondo è notturno o, almeno serale. Un cielo pallido di chiarore lunare che contrasta efficacemente con la luce che emana il volto e il cuore di Cristo. Un viale di cipressi sulla sinistra fa da sfondo ad una edicola. Sembra mariana, decisamente inconsueta in un quadro del Sacro Cuore. Sulla destra si distende un paesaggio e nel cielo i rami di un ulivo fuori campo. Molti anni addietro mi è parso di individuare questo paesaggio ad Assisi nella discesa che porta alla chiesa di San Damiano.



Questo quadro sin dalla sua esecuzione ha accompagnato la preghiera della comunità della Curia. Per la verità, nella precedente disposizione della cappella, campeggiava sull’altare, dove rispondeva, per altro, ad una collocazione liturgica appropriata. Nella celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, diventava icona del mistero celebrato: veramente il Cuore Eucaristico di Gesù. Anche ora, tuttavia, il celebrante che con le mani alzate eleva al Padre veramente santo, fonte di ogni santità, la preghiera eucaristica, lo contempla di fronte, perché per Lui, con Lui e in Lui il sacrificio celebrato diventi salvezza per il mondo.



E’ una caratteristica della nostra famiglia religiosa avere soprattutto in cappella le immagini del Cuore di Gesù e di Maria. Anzi Padre Annibale, aprendo le nuove fondazioni era solito collocare le immagini del Cuore di Gesù e del Cuore di Maria all’ingresso con le significative rispettive iscrizioni: «Io sono il padrone (la padrona) di questa casa e di quelli che l’abitano e mi amano». È questa una tradizione che è conveniente risvegliare in tutte le Case.



In chiusura vi lascio come auspicio l’invocazione dettata dal nostro santo Padre Fondatore per aprire ogni momento di preghiera alla presenza di Gesù Sacramentato, e che unisce sapientemente queste due “presenze” vive nella nostra Congregazione.



Sacratissimum Cor Eucaristicum Domini Nostri Iesu Christi, tamquam Praeceptor noster in medio nostrum praesens, una cum Superiorissa nostra Immacolata Virgine Maria, nos dirigat, regat et gubernet. Amen.

Il Sacratissimo Cuore Eucaristico del Signore nostro Gesù Cristo, presente in mezzo a noi come nostro maestro, insieme con la nostra Superiora, l’Immacolata Vergine Maria, ci dirigano, reggano e governino. Amen.






Vi saluto con affetto fraterno.


P. Giorgio Nalin, R.C.J.


Superiore Generale