Giovanni Paolo II. <br>Memoria e gratitudine

Lettera del Superiore Generale, P. Giorgio Nalin, alla Famiglia del Rogate in occasione della morte del Santo Padre Giovanni Paolo II

Sento l’intima esigenza di rendere omaggio insieme a tutti voi alla venerata memoria di Giovanni Paolo II che resterà sempre per noi il Papa Rogazionista per le numerose occasioni nelle quali lo abbiamo avuto vicino in udienze, incontri informali, celebrazioni, messaggi e per l’alto magistero rogazionista che ci ha lasciato.
Carissimi,

“Il Santo Padre Giovanni Paolo II è ritornato nella casa del Padre”. L’annuncio dato alla folla in preghiera in piazza San Pietro nella sera inoltrata di sabato scorso è rimbalzato nel mondo intero e ha raggiunto anche tutti noi che con trepidazione seguivamo da giorni lo stato di salute sempre più precaria del Papa.

Anch’io mi trovavo tra la gente in piazza San Pietro quella sera e, mentre scorreva la recita del rosario, con il pensiero andavo ad altri momenti vissuti in quella piazza. Fra tutti ricordavo l’assolata mattinata del 16 maggio scorso quando il Santo Padre ha proclamato solennemente, pur con la consueta voce affaticata degli ultimi anni, la santità di Padre Annibale. Quell’evento ha costituito certamente l’apice del riconoscimento del carisma che contraddistingue il nostro Fondatore nella Chiesa e, in qualche modo, anche il segno più grande di benevolenza che dal Papa abbiamo sempre avvertito per la Famiglia del Rogate.


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La persona del Santo Padre sarà per me sacra ed adorabile, affermava solennemente sant’Annibale Maria, Lo riguardo e lo riguarderò sempre, fino all’ultimo respiro della mia vita, come la persona stessa di Nostro Signor Gesù Cristo e con lo stesso amore lo amerò e gli obbedirò.

Sento per questo l’intima esigenza di benedire e lodare il Signore e rendere omaggio insieme a tutti voi alla venerata memoria di Giovanni Paolo II che resterà sempre per noi il Papa Rogazionista per le numerose occasioni nelle quali lo abbiamo avuto vicino in udienze, incontri informali, celebrazioni, messaggi e per l’alto magistero rogazionista che ci ha lasciato.

Ricordiamo, già all’inizio del Pontificato, la visita pastorale compiuta alla parrocchia di S. Antonio di Padova a piazza Asti, il 6 maggio 1979, XV Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni. Nella sua omelia, lieto di celebrare la sua prima giornata delle vocazioni in una parrocchia rogazionista, esclamava: Con tutta l’ansia del mio cuore di Pastore della Chiesa universale vi dico: amate i vostri sacerdoti! Stimateli, ascoltateli, seguiteli! Pregate ogni giorno per loro. Non lasciateli soli né all’altare né nella vita quotidiana! E non cessate mai di pregare per le vocazioni sacerdotali e per la perseveranza nell’impegno della consacrazione al Signore e alle anime. Ma soprattutto create nelle vostre famiglie un’atmosfera adatta allo sbocciare delle vocazioni”. (…) “Carissimi fedeli, termino raccomandando l’accorata invocazione di Gesù buon Pastore: La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate il Padrone della messe, affinché mandi molti operai alla sua messe (Mt 9,37; Lc 10,2). Volesse il cielo che la mia visita pastorale suscitasse nella vostra Parrocchia qualche vocazione sacerdotale in mezzo a voi, giovani e fanciulli innocenti e devoti; qualche vocazione religiosa e missionaria in mezzo a voi, fanciulle e giovinette, che sbocciate alla vita, piene di entusiasmo!”.

Il Papa, presenta così, portando nel cuore e manifestandolo apertamente lo zelo del “Rogate” che, nei messaggi annuali per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, svilupperà puntualmente con magisteriali insegnamenti sulla teologia e sulla pastorale delle vocazioni che si fonda sulla preghiera.


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Anni dopo, il 21 gennaio 1996, farà visita anche alla Parrocchia di S. Antonio in circonvallazione Appia, annessa all’Istituto delle Figlie del Divino Zelo. In quell’occasione in uno speciale indirizzo ai giovani raccomanda loro di avere un buon progetto per la vita.

Varie sono state le occasioni nelle quali Giovanni Paolo II ci ha accolti in udienza. Ricordiamo le udienze ai Capitoli Generali della Congregazione e la sua parola in quelle occasioni. Il 10 ottobre del 1980 al VI Capitolo generale affermava fra l’altro: La Chiesa ha bisogno di uomini completamente dedicati alla salvezza dei propri fratelli, di uomini che continuino il ministero della riconciliazione e della grazia, di uomini consacrati a Cristo ed al servizio del suo Regno, di uomini nei quali Cristo sia eternamente giovane, ed attraverso i quali egli ringiovanisca la Chiesa.

Il 28 luglio 1986 nella residenza estiva di Castel Gandolfo si rivolgeva ai membri del VII Capitolo generale e diceva: “Rogate Dominum messis!” In queste parole di Gesù, nella lingua latina, si trovano il fondamento, la sorgente della vostra unità spirituale, della vostra comunità religiosa, della vostra Congregazione.

Non possiamo non ricordare il messaggio inviato all’ultimo Capitolo generale del 2004 nel quale ci spronava ad essere autentici Apostoli del Rogate: Questa missione – Egli ha scritto - è più che mai attuale all’inizio del terzo millennio, e richiede buoni e operosi apostoli, dei quali i primi volete e dovete essere proprio voi!

Facciamo memoria poi dei gioiosi incontri concessi alla Famiglia del Rogate in festa per occasioni particolari. Il primo è quello del 23 aprile 1983, avvenuto nell’aula di Paolo VI in Vaticano, per la celebrazione del centenario delle Opere di Carità nell’anno Giubilare della Redenzione. In quell’occasione il Santo Padre ci esortava: Siate portatori dell’annuncio vocazionale, di questo “santo ideale”, come lo chiamava il vostro Fondatore, alla luce della Redenzione riconciliatrice, e il Signore non mancherà di esaudire le vostre domande.

Ricordiamo, poi, la festosa mattinata trascorsa il 26 luglio 1997 nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per il primo Centenario della nascita della nostra Congregazione. Il Santo Padre, che nella celebrazione della S. Messa ci aveva spronato ad essere uomini appassionati di Cristo e del Vangelo come Padre Annibale che fece suoi i sentimenti del Cuore del Buon Pastore, colmo di compassione per il gregge del Padre, s’intrattenne amabilmente con i diversi gruppi religiosi e laici presenti della nostra Famiglia. Il 16 maggio precedente, data della ricorrenza centenaria, ci aveva indirizzato un particolare Messaggio nel quale ci ricordava: Sulle orme del beato Annibale Maria Di Francia, i Rogazionisti hanno ereditato la vocazione ad imitare Cristo, cuore del mondo: un cuore pieno di comprensione e traboccante d’amore per i fratelli e le sorelle che attendono la Parola di salvezza e il Pane della vita, un cuore che, con fiduciosa perseveranza, non si stanca di pregare il Padre affinché mandi operai alla sua messe”.

Ricordiamo, infine, l’udienza concessa nell’Aula Paolo VI, il 6 dicembre 2001, Anno di Padre Annibale, indetto in occasione del 150° anniversario della sua nascita. In sintonia con la proposta pastorale indicata a tutta la Chiesa alla fine del Grande Giubileo del 2000 da poco concluso, il Santo Padre, nel rievocare la storia dell’Opera che da Padre Annibale aveva avuto inizio, diceva: Come far sì che l’albero vigoroso, piantato dal vostro Beato Fondatore, continui a portare fiori e frutti in abbondanza? Carissimi Fratelli e Sorelle, la risposta a questo interrogativo, che nell’anno giubilare vi siete posti, è antica e sempre attuale: è la santità, terreno ferace in cui è cresciuta la vostra Famiglia religiosa, terreno che potrà ancora assicurarle, anche nuovo millennio, un avvenire promettente e fecondo.


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Ricordiamo ancora con particolare riconoscenza l’affettuosa presenza del Papa nelle nostre Case di Grottaferrata e Messina. Un evento particolarmente gioioso fu quello vissuto nello Studentato di Grottaferrata il 29 dicembre 1984. Il Santo Padre, trovandosi per qualche giorno di riposo a Castel Gandolfo, volle visitare il noto presepio poliscenico che vi viene allestito per rimanere poi a pranzo con la comunità. Nell’incontro tenuto in cappella durante la visita, ebbe parole di esortazione per i giovani religiosi invitandoli ad imitare il Fondatore che ha vissuto con singolare creatività il mistero del Natale. E concluse: Si legge nella biografia del vostro fondatore che egli si sentì sempre profondamente lieto di portare il nome di Maria antecedente a quello di Annibale, scorgendo in questo una particolare appartenenza fin dal battesimo a Maria santissima. Siate felici anche voi di amare e di pregare Maria, nostra Madre, per la perseveranza nella vocazione e per la vostra futura vita pastorale: sia tutta consacrata agli ideali che Cristo ha annunziato da Betlemme al Calvario. È questo il servizio più grande che potete recare ai fratelli”. E ancora: Accogliete e custodite con gioia e serietà il carisma di Rogazionisti, pregando per le vocazioni, promuovendole nel servizio dei giovani bisognosi e dei poveri. Non dite mai di no, imitandolo nella sua spiritualità eucaristica e nella sua eroica carità, tenendo sempre presente la grande esortazione di Cristo: La messe è molta, gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe, affinché mandi operai nella sua messe (Mt 9, 28).

È incisa nella storia della Congregazione l’ospitalità che abbiamo avuto l’onore di offrire al Santo Padre nella Casa “Cristo Re” di Messina nell’agosto del 1988 durante la visita pastorale del Papa all’Arcidiocesi e la proclamazione della santità della Beata Eustochio. Tanta commozione abbiamo provato vedendo il Papa in preghiera davanti alla tomba di Padre Annibale nel Tempio della Rogazione Evangelica e Santuario di S. Antonio. Nel saluto di congedo alla comunità di Cristo Re disse: La Chiesa, che è sempre in missione, ha bisogno di missionari. Occorre ritornare alla sorgente di quella missione, vuol dire, al Padre, “Dominum messis”, per avere questi missionari, sacerdoti missionari, religiose, religiosi missionari, missionari laici. Vi ringrazio per questa ospitalità come anche per questi momenti d’incontro con il carisma del vostro Fondatore.

Ma per due eventi questo pontificato segna in maniera tutta particolare la nostra storia. Il primo è la beatificazione di Padre Annibale avvenuta il 7 ottobre 1990, significativamente in occasione della celebrazione dell’VIII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi che aveva per tema la formazione sacerdotale nelle circostanze attuali. Il Padre Fondatore, iscritto nell’albo dei Beati, veniva additato allora dal Papa come autentico anticipatore e zelante maestro della moderna pastorale vocazionale. Nell’omelia della solenne celebrazione eucaristica in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II illustrava il dono di grazia proprio del Beato Annibale: Lo zelo del Rogate – Egli diceva -, cioè di questo desiderio ardente del Signore, è stato il carisma e lo scopo a cui Egli ha consacrato tutta la vita e, unitamente all’educazione dei fanciulli, la caratteristica di suoi due Istituti, oggi sparsi nei cinque Continenti. Egli, pertanto, è riconosciuto come apostolo della preghiera per le vocazioni e padre degli orfani e dei poveri”.

Il secondo evento per certi aspetti improvviso e, pertanto, ancora più gradito, è la recente canonizzazione, che già ricordavo all’inizio e della quale stiamo prolungando il rendimento di grazie. Della solenne celebrazione del 16 maggio 2004, voglio riportare alcune parole del Papa che ribadiscono la specificità del carisma lasciatoci dal Santo Fondatore: Ai padri Rogazionisti e alle suore Figlie del Divino Zelo lasciò il compito di adoperarsi con tutte le forze perché la preghiera per le vocazioni fosse incessante e universale. Questo stesso invito Padre Annibale Maria Di Francia rivolge ai giovani del nostro tempo, sintetizzandolo nella sua abituale esortazione: Innamoratevi di Gesù Cristo.

Carissimi, come si può vedere da questi brevi stralci, sono tanti i ricordi, numerosi e profondi gli insegnamenti che Giovanni Paolo II ha lasciato alla Famiglia del Rogate. Molto opportunamente i suoi discorsi e i diversi messaggi a noi rivolti sono stati raccolti lo scorso anno in un unico fascicolo dal titolo Parole del Papa. Sarà opportuno rileggerli anche comunitariamente per recuperare ed interiorizzare il magistero a noi rivolto da Giovanni Paolo II che ricorderemo, certamente, come il Papa Rogazionista. Anche in segno di doverosa riconoscenza, non mancheremo in questi giorni di celebrare in tutte le Case la Santa Messa comunitaria in suo suffragio.

Giovanni Paolo II ha amato Padre Annibale, ha amato la Famiglia del Rogate, ha guardato con gioia e speranza alla nostra missione nella Chiesa e nel mondo, proprio perché da solerte discepolo di Cristo e suo rappresentante sulla terra, ha vissuto lo zelo apostolico ed infaticabile della salvezza del mondo.

Continuiamo a lodare e benedire il Padrone della messe, ancora e sempre, per averci donato questo “Buon Pastore”, memori di quanto il santo nostro Fondatore ci ha lasciato come preziosa eredità, riconoscendo, come padre Annibale soleva affermare, che da questa soggezione e perfetta sudditanza al Sommo Pontefice proviene ogni benedizione da Dio ad ogni Istituto e ad ogni anima.

Preghiamo dunque per il Santo Padre Giovanni Paolo II, il Grande, come già autorevolmente è stato definito, perché il Signore lo purifichi da ogni residuo di colpa e lo introduca nella beatitudine eterna, con Maria della quale si è sempre riconosciuto totalmente suo, totus tuus, con gli Angeli e con tutti i Santi del cielo, un gran numero dei quali sono stati da lui riconosciuti e dichiarati tali sulla terra.

Credo sia superfluo, ma comunque ricordo l’impegno che in ogni Casa si celebri in questi giorni una Santa Messa comunitaria in suo suffragio.

Egli pregherà per noi e ci sospingerà con il suo esempio e la sua parola nel cammino verso la santità che ci ha più volte indicato, e che egli ha percorso con costanza e sorprendente tenacia.

Con questo fervido auspicio Vi saluto con affetto nel Signore.


Fr. Giorgio Nalin, RCJ


Superiore Generale