24 gennaio – Memoria di San Francesco di Sales Vescovo e Dottore della Chiesa

Patrono dei Giornalisti, Autori, Scrittori e Sordomuti

Il Padre Fondatore ere grande devoto di San Francesco di Sales, ce lo ricorda P. Tusino ne L’Anima del Padre (pag. 405):

10.  S. Francesco di Sales

Di S. Francesco di Sales sappiamo che il Padre ne gustava gli scritti fin dalla giovinezza, come quelli di S. Alfonso, lo invocava perché gl’impetrasse la mansuetudine, in occasione della festa ne parlava alla comunità prima della S. Messa, esaltan­done la mitezza e l’umiltà; ma tra le innumerevoli preghiere da lui scritte nella gioventù e nella virilità non se ne trova una diretta a S. Francesco di Sales.

Nell’ultimo decennio di vita vediamo divampare in lui la devozione al Santo, in conseguenza di un pensiero, un desiderio, anzi, egli dice, di un ideale[1], che nutrì in cuore e che il Signore gli diede grazia di raggiungere nel 1920: l’unione spirituale delle sue Figlie del Divino Zelo con l’Ordine della Visitazione o Figlie di S. Maria, o Salesiane, fondate da S. Francesco di Sales. Il Padre ci teneva assai, perché le Figlie di S. Maria sono predilette del Sacro Cuore, avendo Egli affidato ad una di esse, S. Margherita M. Alacoque, le sue magnifiche rivelazioni col compito di diffonderne nel mondo la devozione. Con l’unione spirituale all’Ordine della Visitazione, il Padre intendeva attirare le particolari predilezioni del Sacro Cuore sulle Figlie del Divino Zelo.

L’unione importava la partecipazione reciproca o scambio di beni spirituali tra le due comunità, col merito delle preghiere, osservanze, esercizi di pietà e di virtù religiose. Lo scambio - nota il Padre - è inadeguato, stante la povertà spirituale delle Figlie del Divino Zelo; « ma viva Gesù! - egli continua - Le umili Figlie del Divino Zelo hanno qualche cosa da offrire da parte di quel divino amantissimo Cuore alle venerate Suore Sale­siane ». Presentano loro il Rogate: « Esse così porgono loro una bella e propizia occasione di rendersi sempre più dilette al Cuore adorabile di Gesù, levando al suo cospetto le loro efficaci e ferventi preghiere per strappare a quel divino Cuore la gran misericordia di tutte le misericordie, sacerdoti numerosi e santi per tutto il mondo » [2].  Né debbono temere le Salesiane di fare con questo opera non conforme alla loro vocazione; e perciò il Padre ricorda loro le parole di Leone XIII: «Dalle Salesiane Noi attendiamo il trionfo della Santa Chiesa. Esse debbono pregare il Padrone della mistica messe, perché mandi gli Operai nel suo campo »[3]. Aggiunge il Padre: « S. Francesco di Sales chiamò le sue figlie Figlie del clero; ma con l’inoltrarsi in questo spirito di preghie­ra, esse diverranno Madri del futuro clero »[4].

Quando si ebbe la prima adesione dalle Salesiane di Roma il Padre ne dà partecipazione alle Case, in data 2 luglio 1920, ordina apposito ringraziamento per un mese, e ne prende occa­sione per esortare al fervore: « Per questa spirituale unione, tutte le Figlie del Divino Zelo presenti e future umilmente possono sperare che il Cuore adorabile di Gesù e la SS. Vergine Maria le abbiano come predilette, purché corrispondano a tanto insigne grazia con la perfetta osservanza, con l’accrescimento nel divino amore del Cuore SS. di Gesù e della SS. Madre, con l’esercizio delle sante virtù religiose e col vero zelo degl’in­teressi del Cuore di Gesù »[5] (Voi. 34, p. 158).

Si avvicina intanto il terzo centenario della morte di San Francesco di Sales. Dopo l’affiliazione, le Figlie del Divino Zelo « essendo in certo modo divenute figlie adottive del glorioso S. Francesco di Sales, era troppo giusto che ne avessero festeg­giato il centenario ». Così il Padre nel ricordo che poi stampò per questa festa.

Il Santo morì il 1622.

Per tutto quell’anno, il Padre fece leggere a refettorio la vita del Santo in tre volumi, che distribuì alle case. La data della morte ricorre il 28 dicembre; essendo perciò impe­dita la celebrazione della novena per le feste natalizie, si fece un triduo solenne. Il Padre fece stampare un ricordo di quanto fu fatto allo Spirito Santo, dove funzionò lui, con predica la mattina nella S. Messa, e a sera le preghiere della Filotea con canto di strofe da lui composte. E’ ricordato che l’inno il Padre lo scrisse la mattina del 28 dicembre e si cantò alla funzione della sera, con processione e supplica al Santo di voler ratificare la unione spirituale con le sue figliuole, « affinché il Cuore dolcissimo amorosissimo di Gesù, vedendoci così unite a questa santa famiglia religiosa, ci guardi e ci accolga con nuova clemen­za, pietà e misericordia, e così pure la bella immacolata Madre. Voi, o Gran Santo, otteneteci questo rescritto di grazia dal Cuore infinitamente amante di Gesù Sommo Bene. Oh, potessimo, per questa nuova completa grazia, crescere tutte, presenti e future, nella più intima conoscenza e nel più intimo fervore del teneris­simo eterno amore di quel divino Cuore, e restarne interamente consumate! ».

La funzione fu disposta in modo da poter intonare il TeDeum alle 20 « col doppio intento di lodare l’Altissimo Iddio per la felicissima morte del suo fedelissimo servo, avvenuta trecento anni prima a quell’ora, e conchiudere il nostro triduo ad onore del Santo ».

Su per giù, le stesse funzioni ebbero luogo in tutte le altre case.

Il Padre in seguito, nel 1923, iniziando la nostra scuola apostolica in Oria, la dedicò a S. Francesco di Sales, con una preghiera per le vocazioni da recitarsi il 29 di ogni mese, ag­giungendo la invocazione ai Santi patroni della città e del con­vento, S. Barsanofio, S. Carlo Borromeo, S. Francesco di Assisi, e i SS. Pietro d’Alcantara e Mauro Abate, con un Pater, Ave, Gloria ciascuno [6](Voi. 8, p. 60).

L’immagine di “S. Francesco di Sales e il Sordomuto” fornita da P. Salvatore Stragapede.

 

 

 

[1] A. M. Di Francia, Scritti, vol. 28, p. 12.

 

[2] A. M. Di Francia, Scritti, vol. 38, p. 13.

[3] A. M. Di Francia, Scritti, vol. 38, p. 21.

[4] Ibidem, p. 22.

[5] A. M. Di Francia, Scritti, vol. 34, p. 158.

 

[6] A. M. Di Francia, Scritti, vol. 8, p. 60.

 

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