Sant’Annibale Maria Di Francia – Maestro di discernimento su La Civiltà Cattolica

LA CIVILTA’ CATTOLICA.  No: 4040 Ottobre-Novembre 2018.

NELLA RASSEGNA BIBLIOGRAFICA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PIETRO SCHIAVONE su: Sant’Annibale Maria Di Francia. Maestro di discernimento. Roma, Rogate.

In questo libro P. Schiavone ci offre una lettura della figura di sant’Annibale Maria Di Francia (1851-1927) nella prospettiva del discernimento. I grandi temi sviluppati dall’A. in Il discernimento. Teoria e prassi (Milano, Paoline, 2016) vengono qui arricchiti e si concretizzano nel dialogo con sant’Annibale Maria.

Come fanno notare nella Presentazione Bruno Rampazzo e Teolinda Salemi, superiori generali rispettivamente dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo, il libro sul loro santo fondatore è frutto di uno «sguardo ammirato e sapiente di un maestro di vita spirituale sulla figura straordinaria di sant’Annibale» (p. 3).

P. Schiavone è appunto un «maestro di vita spirituale», non un intellettuale da scrivania. Così in questo libro, in base a un solido lavoro testuale e a un’organizzazione classica del tema, lo stile fluisce in modo colloquiale e si concentra su punti precisi, riguardo ai quali le cose dello Spirito incidono direttamente sul cuore del lettore.

L’A. si confessa ammiratore di sant’Annibale Maria e spiega come questa sua ricerca l’abbia portato a scoprire nel Santo messinese un vero maestro del discernimento. Diverse lezioni e incontri che aveva tenuto con i Rogazionisti negli anni 2008-2009, e nei quali si era sforzato di rivolgersi a loro con «linguaggio rogazionista», lo avevano condotto a cercare le convergenze tra sant’Ignazio di Loyola e sant’Annibale Maria. L’argomentazione poi è stata completata con il riferimento al magistero della Chiesa, in particolare a quello di papa Francesco su questo tema.

Nella Prefazione l’A. mostra che il suo lavoro è rivolto a tutti coloro che sono interessati al tema del discernimento e, ovviamente, ai devoti del Santo. Tuttavia, considerate le esortazioni del Papa, al discernimento devono essere interessati tutti i cristiani. In questo senso, il libro di p. Schiavone realizza il compito che il Papa dà ai gesuiti di aiutare le persone a crescere nella scuola del discernimento.

Il volume all’inizio tratta del significato «esistenziale» del discernimento e della preghiera centrata sulla persona di Gesù, quindi su un soggetto, e non in primo luogo su un oggetto da discernere. Dai due capitoli «Sant’Annibale» e «Al servizio del carisma» si evince come la volontà divina si concretizzi per il Santo nel carisma del «Rogate». In quella che per molti potrebbe apparire una raccomandazione del Signore fra le tante, sant’Annibale Maria discerne invece una missione concreta e al tempo stesso universale, scaturita dall’intimo del Cuore compassionevole del Signore, che vede il suo popolo come pecore senza pastore: la missione di pregare il Padre per le vocazioni. Il «Rogate» è l’«opera delle opere», come ha indicato profeticamente papa Pio XI.

Nel capitolo sui mezzi di cui servirsi per discernere le mozioni spirituali troviamo una preziosa sintesi sull’«affettività spirituale». Il discernimento è un processo eminentemente affettivo, se con ciò intendiamo quell’aspetto della persona in cui si integrano intelligenza, sensi, volontà e sentimenti. L’A. tratta anche delle condizioni richieste per la riuscita di un discernimento, dei metodi per cercare e trovare la volontà del Padre, e delle regole del discernimento. Un capitolo specifico è dedicato al discernimento comunitario.

L’ultimo capitolo, «Un esemplare discernimento», è come una parabola conclusiva, intessuta di fatti esistenziali, che compendia il messaggio di tutto il libro. Il discernimento compiuto da sant’Annibale Maria per «moderare lo zelo» della veggente Melania Calvat è un modello con cui valutare altri casi in cui l’azione dello Spirito Santo attraverso la Chiesa gerarchica sembrerebbe – agli occhi degli indiscreti – entrare in contraddizione con la sua azione in un’anima particolare. Sant’Annibale racconta: «Quando Melania venne nel mio Istituto, mi diede la Regola della Santissima Vergine e me ne propose l’osservanza. Io me ne meravigliai fortemente e non accettai la proposta. Non ho mai concepito che dalla mia umile iniziativa debbano sorgere gli Apostoli degli ultimi tempi» (p. 225). Poi aggiunge: «Quello che dispiaceva in Lei era una punta di amarezza, che non mi pareva lo spirito di nostro Signore» (ivi).

Vogliamo sottolineare questa «punta di amarezza» che il Santo discerne, e lasciamo che il lettore si disponga a entrare nella narrazione dettagliata e appassionante che p. Schiavone ci offre di questo «discernimento esemplare»; e, una volta varcatane la soglia con questo esempio, sia invogliato a procedere oltre; e infine, animato da quel dinamismo virtuoso che contagia ogni discernimento, possa apprezzare come un santo partecipi, con tanta chiarezza, fermezza e carità, alla vita concreta del suo tempo.

Diego Fares

 

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